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Soprannomi botrugnesi

CIOLA Lanciava i fi chi in aria
e li prendeva a volo con la bocca,
imitando il verso della ciola.
TICHIRITACHI Ragazzo troppo
veloce e svelto nel fare le cose.
PICAMUZZA La madre che aveva i
fi gli piccoli, usava metterli in cerchi
di legno, ed il gatto giocando con il
piccolo, mordeva il pene.
ZAMPAGNULO La moglie portava
il fi glio in frantoio per farlo vedere al
padre, ed essendo troppo piccolo, lo
chiamava piccolo zampagnulo.
TOTU MALIZIA Era un muratore
che riusciva a mettere la malizia (la
chiave di volta) nella costruzione
dell’architrave dove sorgeva un arco.
PUPATELLA La mamma era solito
cantare sempre al piccolo la tarantella
napoletana che diceva (c’è bella stà
tarantella viva via pupatella).
MOMMULEDDHRU Grande
bevitore di vino, scommettevano fra
amici a chi riusciva a bere in un fi ato,
un recipiente pieno di vino chiamato
(mommulo), vincendo la gara.
TIRETTU Da piccolo usava
organizzare dei giochi con altri
ragazzi e tra questi il treno diretto.
Lui era sempre il Capotreno.
VITIGLIANI Discendenza da paese
di Vitigliano. Si dice che la Chiesa
è stata costruita da manodopera di
Vitigliano; (Salvatore Maggio).
FIURANI Dal nome del nonno che
si chiamava Floriano.
SPINGHIULA Gara fra coetanei,
chi riusciva a lanciare l’urina dal
pene più lontano.
RISICA Ragazze che passavano
per andare in chiesa, ed un gruppo
di amici rivolgendosi a Vito,
apprezzando le ragazze, rispose “moi
me le risicava”.
PITRUIARU Accendeva le lampade
a carburio nelle strade del paese.
PICHETTA Ti ho detto di non
mangiare cocuzza che ti cachi, te
la hai mangiata per dispetto, caca
pichetta e lascia stare Iddio.
NACHIRO Deriva da nocchiero
capo ciurma della nave.
PIZZICHIO Quando passavano le
donne, le pizzicava.
GNIELLO Il nonno si chiamava
Aniello.
PICALONGA U nonnu meu,
durante era vagnone, quannu facia
urina iddhu e l’authri vagnoni e
fi mmine gliela guardavane e diciane:
« Na u Picalonga meu!!!». A nciurita
propriu era Brusca.
PISIDDHARU A ‘nanzi u Pisiddharu
sciane nui, de costi addhunca era
l’uffi ciu de a guardia prima, addhai
‘ncera u Franciscu pisiddharu ca tinia
nu picculu negoziu largu nu metru
e longu de quatthru metri, quantu è
moi l’arcu; vinnia ciciri, fave, tutte
dhre cose no? E allora lu nciuravane
“u Pisiddharu”.
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